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maggio 23 2003
Dracula è donna e dorme in piscina Vampyros lesbos, di Jesus Franco, 1970. Un film inseguito a lungo, finalmente visto, e immancabilmente deludente. Stracult, B-movie psichedelico e softcore, alla fin fine è noioso, soprattutto se (come me) provate un certo fastidio quando la tecnica registica più usata risulta essere lo zoom. Probabilmente adatto per una serata con birra e amici, pronti a scattare all'implacabile richiamo: "MORPHOS!".
maggio 20 2003
Il film più amaro di un maestro dell'eccessoThe graveyard of honour, di Takashi Miike, 2002. Come fare un film sugli yakuza dopo aver fatto esplodere, letteralmente, il genere nella trilogia Dead or Alive? Cambiando completamente registro, naturalmente. In questo film, in parte remake del film omonimo del 1975 di Kinji Fukasaku (a breve su questo blog), in parte secondo film dallo stesso romanzo (tratto da una storia vera), Miike non ci risparmia la sua violenza abituale, ma la rende terribilmente amara, nel raccontarci la storia di uno yakuza che per caso e per carattere precipita all'inferno. Spietatamente incentrato sull'autodistruzione di un uomo, non senza prima di aver distrutto molto attorno a sé, è un altro film anomalo nella produzione di Miike, anche se è difficile non chiedersi cosa non lo sia nella sua filmografia. La colonna sonora cool jazz accompagna molto bene le vicende disperate di un uomo poco simpatico, impulsivo, permaloso e inespressivo, dal volto tirato come un teschio in cui si riesce a scorgere una brutale tenerezza. Vincitore del sondaggio "miglior film giapponese del 2002" su Midnighteye.
maggio 19 2003
Il film più dolce di un maestro dell'eccesso The bird people of China, di Takashi Miike, 1998. Un film esistenziale e delicato diretto da Miike Takashi, l'autore di Ichi the killer e di Dead or Alive. Possibile? Possibile. A parte alcune scene in cui emerge il suo humor nero o la sua passione per l'azione estrema, il film sembra di un altro, tanto è pensoso, soprattutto nella parte centrale. L'estasi lirica del finale e il picarismo magico dell'inizio invece rientrano più comodamente nel suo cinema. Il film di Miike che potrete far vedere anche alla vostra mamma dicendole "Vedi? E' questo il cinema che mi piace".
maggio 15 2003
Effetti speciali e storie confuse Volcano High (aka Wasango, aka Whasango, aka Hwasan-go), di Kim Tae-kyun, 2001 ( trailer). Un Versus coreano, ovvero un film con tanto fumo e poco arrosto. L'idea di partenza non è neanche malaccio, quasi un incrocio tra Dragon Ball e Slam Dunk live action, ma viene inutilmente aggrovigliata in una storia in cui è difficile capire il fluire logico, come se fosse stata tratta brutalmente da un manga di 25 volumi, e che poi si risolve in una bolla di sapone. Poi ci sono gli effetti e la fotografia, che rendono il film senza dubbio bello a vedersi, ma che non lo salvano. E' il peggior film coreano che mi sia capitato di vedere finora.
maggio 9 2003
Le ali di Angelica Princess D, di Sylvia Chang, 2002. Da Hong Kong una commedia romantica abbastanza gradevole, con una trama confusa che suona alla fine un po' fasulla, con troppi eventi che si intersecano quasi senza toccarsi. Il film è però rischiarato dall'interpretazione di Angelica Lee, fresca vincitrice agli HKFA per The Eye, che oltre a essere brava è anche molto bella, e da due attori meravigliosi in particine secondarie, Pat Ha e (ancora lui!) Anthony Wong; si può vedere.
maggio 6 2003
Direttamente dal Far East Film Festival Saving my hubby, di Hyun Nam-seop, 2002. Attirato dall'entusiastica recensione di occhiaperti.net, ho visto con grandi aspettative questa commedia coreana. Pur non condividendo in pieno l'entusiasmo, né l'alta votazione, e essendomi abbastanza comprensibile il perché il pubblico coreano abbia un po' disertato questa pellicola, era comunque niente male. Bello il particolare il variopinto affresco della Seoul notturna. Il genere "commedia coreana", con la sua frenesia e le sue situazioni eccessive, comincia a sembrarmi un genere noto e da curare con attenzione. C'è da dire che le commedie hongkonghesi, per esempio, sono più sul lato della comicità pura, mentre a sud del 38esimo parallelo le cose sono molto più sofisticate. Presto su questo blog ulteriori commedie.
maggio 1 2003
Non solo Miyazaki. Omohide poro poro (Only yesterday), di Isao Takahata, 1991. Reduce dalla recente visione cinematografica de La città incantata, mi sono gettato su questo lavoro dello studio Ghibli, ma non di Miyazaki. Un anime sorprendentemente adulto, con una protagonista (vista in due fasi della sua esistenza) che per gran parte del lavoro ha 27 anni, eta' molto alta in un cartone animato. Storie di vita quotidiana, piccoli e grandi amori, problemi familiari, narrati con molto realismo e relativamente al tema trattato con una certa durezza. La vita per una bambina senza problemi seri ha comunque le sue asprezze, e l'amore di una donna di 27 anni ha delle difficolta' diverse da quelle che si trovano negli amori contrastati di Harmony. Takahata affronta temi quotidiani e sentimentali senza cadere nel sentimentalismo, e anzi con una certa crudelta'. I personaggi sono disegnati con rara perizia, anche a confronto degli altri film Ghibli, e "recitano" benissimo. Non credo che Taeko uscira' facilmente dalla mia memoria. (post parzialmente riciclato)
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