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luglio 24 2004
Visto oggi: The eye 2Era inevitabile che i fratelli Pang dirigessero un secondo The eye, dopo il successo planetario del primo, anche se più che di un vero seguito si tratta di un film ambientato nello stesso modo fantastico, soggetto alla stessa mitologia. Il lavoro è sicuramente inferiore al precedente, e, cosa grave per un horror, fa ben poca paura; ha tuttavia i suoi motivi di interesse che giustificano la visione. Prima di tutto la protagonista è Shu Qi, sulla cui sovrannaturale bellezza non intendo spendere molte parole; se avete visto Millennium mambo sapete di che parlo. Peccato che non ci sia nessuna concessione al fan service, nemmeno dove sarebbe giustificato dalla trama. In secondo luogo i fratelli sino-tailandesi con la macchina da presa ci sanno fare magistralmente, e confezionano anche qui alcune sequenze davvero belle sul piano visivo (su tutte, come nel primo film, quella dell'ascensore). Infine le aggiunte che vengono fatte in questa pellicola alla mitologia esposta nel primo sono suggestive; dove là si veniva a sapere qualcosa del mistero della morte, qui si scopre qualcos'altro sul mistero della nascita. Un film dimenticabile ma tutto sommato molto piacevole.
luglio 22 2004
Visto ieri: Save the green planet!Se si dovesse dire in un unica parola che cosa contraddistingue la cinematografia coreana dalle altre, direi il mescolamento. Non c'è commedia coreana che non abbia un elemento tragico, non c'è film drammatico in cui non si rida, i generi vengono miscelati senza pudore e con risultati inaspettati. Questa caratteristica, pur essendo quasi sempre presente, compare ovviamente in modo più o meno evidente a seconda del film. Ecco, se dovessi indicare in quale film c'è il mescolamento più sorprendente, citerei questo Save the green planet!, dove commedia demenziale, horror, thriller, melodramma, fantascienza di serie b, freak burtoniani e felliniani, sadismo e soprattutto tragedia si fondono in una sceneggiatura estremamente complessa, piena di riferimenti cinefili, girata magistralmente e recitata splendidamente. Un film che lascia a bocca aperta fino all'ultima inquadratura e che sorprende anche per il coraggio del produttore che di fronte a questo materiale incandescente e ad alto rischio commerciale (il film poi non è andato particolarmente bene al botteghino) non si è tirato indietro. Non sarà il miglior film coreano degli ultimi anni, ma se volete spiegare a qualcuno in cosa consiste questo giovane cinema, mostrategli questo.
luglio 7 2004
Visto oggi: Samaria
Chi dopo Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera aveva temuto che Kim Ki-duk si vendesse al mercato occidentale, snaturando la propria arte e addomesticando il suo cinema, si tranquillizzi: l'ultimo film del regista coreano, recente Orso d'Argento alla Berlinale, è una pellicola che probabilmente non verrà mai distribuita nelle nostre sale. Le tematiche di partenza infatti farebbero rizzare i capelli in testa a varie organizzazioni benpensanti: nelle prime sequenze viene mostrata una vicenda di prostituzione minorile in cui non c'è sfruttamento e anzi la baby-prostituta sembra assai contenta di quel che fa. Non che la cosa si risolva in un quadretto idilliaco, anzi, essendo un film di Kim ci sarà da soffrire e tanto; tuttavia questo sguardo non omologato sulla pedofilia e la prostituzione sicuramente non piacerà ai censori. Si tratta di un ennesimo viaggio nella perdizione e nella redenzione; le due cose non sono necessariamente temporalmente distinte, come in Peai... eap, però mi sembra che sia in corso un mutamento di tiro, un cambio di indirizzo nella poetica del nostro, un passaggio dall'analisi anche politica di un paese dilaniato a quella dei singoli animi, studiati più con interesse direi spirituale e religioso che sociologico. Dopo Coast Guard, estremo punto di denuncia della follia della dimezzata società coreana, il tema diventa meno geograficamente delimitato(non che lavori come Address Unknown non siano comunque, nel loro essere fortemente localizzati, universali). Il film è sottilmente insoddisfacente, come trovo quasi tutti i lavori del nostro; in particolare a un inizio "catastrofico" davvero notevole e un finale metaforico di grande bellezza si contrappone una parte centrale di cui per qualche motivo non sono del tutto soddisfatto, che probabilmente avrebbe tratto vantaggio da una maggiore brevità o da una minore quantità di temi da proporre. Ma per quanto imperfetto (l'unico suo film che mi abbia dato l'impressione di una rotonda perfezione è il solito Bad Guy) è un film molto bello, profondo, commovente, con alcune sequenze che sembrano davvero toccare l'anima e farla dolere. Questo è il cinema che amiamo. Da non perdere.
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