Il film più amaro di un maestro dell'eccessoThe graveyard of honour, di Takashi Miike, 2002. Come fare un film sugli yakuza dopo aver fatto esplodere, letteralmente, il genere nella trilogia Dead or Alive? Cambiando completamente registro, naturalmente. In questo film, in parte remake del film omonimo del 1975 di Kinji Fukasaku (a breve su questo blog), in parte secondo film dallo stesso romanzo (tratto da una storia vera), Miike non ci risparmia la sua violenza abituale, ma la rende terribilmente amara, nel raccontarci la storia di uno yakuza che per caso e per carattere precipita all'inferno. Spietatamente incentrato sull'autodistruzione di un uomo, non senza prima di aver distrutto molto attorno a sé, è un altro film anomalo nella produzione di Miike, anche se è difficile non chiedersi cosa non lo sia nella sua filmografia. La colonna sonora cool jazz accompagna molto bene le vicende disperate di un uomo poco simpatico, impulsivo, permaloso e inespressivo, dal volto tirato come un teschio in cui si riesce a scorgere una brutale tenerezza. Vincitore del
sondaggio "miglior film giapponese del 2002" su Midnighteye.