Address Unknown, di Kim Ki-duk, 2001. Un sottobosco di vite disperate alligna attorno alla base militare Eagles in Corea; una giungla di rapporti fatti di sopraffazione e violenza. Un film duro come Kim Ki-duk sa fare, con la novità di alcune puntate verso una surreale, nerissima e stralunata comicità. Corale, senza un centro narrativo forte ma varie storie che si intersecano e vanno verso un comune risultato distruttivo, meno bello e meno astratto dei due film che ho già visto (L'isola, Bad Guy) di questo regista ma altrettanto necessario, contiene, per quanto solo in nuce, la volontà di rappresentare la Corea contemporanea stretta tra meschinità, disperazione e interessi muti dell'Occidente. Gli americani ci fanno la figura di gente ben intenzionata, un po' pasticciona, superficiale nei rapporti con i nativi e assetata di gratitudine.