Fantascienza esistenzialista dalla CoreaNabi, di Moon Seung-wook, 2001. Ambientato in un futuro distopico, con pioggie acide che battono la terra su cui si aggirano uomini dagli occhi spenti, avvelenati dal piombo, dai comportamenti violenti mentre una polizia senza volto li tiene sotto controllo con metodi brutali, e un virus che dona l'oblio, divenuto principale attrazione turistica della Corea dove agenzie di viaggio si occupano di far contrarre la malattia agli stranieri desiderosi di dimenticare. Tre protagonisti ripresi a piani stretti e strettissimi, con la camera a mano, in digitale sgranato. E' un film senza dubbio interessante ma privo di una vera anima. Il regista percorre sentieri noti ma non abusati, quelli di fare un film di fantascienza che in realtà si occupa dell'Uomo, del Destino, della Memoria, insomma di enti metafisici o esistenziali, come ha fatto Andrej Tarkovskij per dirne uno; e sicuramente la sua scommessa sul piano estetico è vinta. Tuttavia il dolore traboccante dai volti degli attori, le vicende della protagonista che vuole dimenticare e invece scopre che val la pena di ricordare, l'entità stessa, misteriosa e ambigua del virus, non raggiungono mai la superficie e rimangono delle belle strutture potenziali. Un film mancato soprattutto sul piano del coinvolgimento, non necessariamente emotivo, dello spettatore.